Roma, al Quirino torna La scuola con Silvio Orlando

IN SCENA DA MARTEDÌ LA PIÈCE DAL LIBRO DI DOMENICO STARNONE E DAL FILM DI DANIELE LUCHETTI.

di RODOLFO DI GIAMMARCO

DOCENTI che a scuola si riuniscono senza molto costrutto per i proverbiali scrutini. Toni progressisti, retrogradi, democratici, apocalittici, utopistici o sentimentali che si mescolano, si contrastano, si neutralizzano. Gli studenti trattati come beduini, come maleducati da tenere a bada, come caricature di apprendisti, o intollerantemente reputati meritevoli di bocciature.

Una palestra, dove ha luogo il consiglio d’istituto, che obbliga a indossare scarpe da tennis. E gli umani retroscena, con un prototipo degli insegnanti uomini timidi, un professore di nome Cozzolino, a fianco di tentennanti colleghe accusate (da una lettera anonima) di una relazione con lui. E ambizioni, conflitti sociali, scontri generazionali, dialoghi paradossali, svolte irresistibilmente comiche o nascostamente comiche. Insomma l’ambiente della IV D di un istituto tecnico assumibile a paradigma del mondo degli adulti in combutta o a contrasto nelle circostanze ufficiali di una valutazione collettiva e di fine-corso, del corpo degli allievi, dei giovani.

C’è questo e molto altro nell’opera nata nella letteratura (dal libro Ex cattedra di Domenico Starnone), convertita in teatro (con già nel 1992 il protagonista odierno Silvio Orlando diretto da Daniele Luchetti) e lanciata nei cinema tre anni dopo ( con il film del 1995 “La scuola”, regia di Luchetti, sempre con Orlando), e infine a più riprese risolta ancora in spettacolo, tanto che” La scuola” da martedì al Quirino fa leva sulla messinscena immutata di Luchetti e, nel ruolo del professor Cozzolino, su Silvio Orlando. Intorno al quale recitano Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Marina Massironi, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini.

Indubbiamente quest’impresa è un cult, che a distanza di circa 25 anni sfoggia, sì, un richiamo dovuto alla simpatia di Silvio Orlando, ma diremmo  che resta permanente e valido pure il problema culturale della scuola intesa come irrisolta zona dell’accesso, come realtà del sapere gestita con strumenti casuali. Su questa macchina spesso disturbata da conflitti aleggia l’ironia di Starnone, la mano di Luchetti, e la faccia impassibile, frutto di coscienza e impotenza, che Orlando presta al suo professore.

Teatro Quirino, via delle Vergini 7, da martedì al 10 marzo. Tel.06.6794585

(repubblica.it)

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Silvio Orlando porta “La scuola” in prima nazionale a Bagnacavallo

Il 22 marzo, con Marina Massironi, ripresenta al Teatro Goldoni i personaggi del famoso film, a vent’anni di distanza

Silvio Orlando porta in teatro il professor Vivaldi, fortunato protagonista del film “La scuola” (1995), di Daniele Luchetti, tratto a sua volta da due romanzi di Domenico Starnone, “Sottobanco” e “Ex cattedra”.

Lo spettacolo, dal titolo “La scuola”, si avvale del decisivo apporto di Marina Massironi nel ruolo della protagonista femminile, e arriva sulle scene a partire dall’Emilia-Romagna, per la precisione dal Teatro Goldoni di Bagnacavallo, dove va in scena in prima nazionale il 22 marzo.

Fu addirittura il 1992 l’anno in cui si aprì, per il grande attore napoletano, il filone “scolastico” della sua produzione. Ed avvenne proprio con “Sottobanco”, spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori eccezionali capitanati da Orlando e già diretti da Daniele Luchetti. Il lavoro si impose rapidamente, e divenne l’antesignano di tutto il genere di ambientazione scolastica, a cui si aggiunse la trasposizione cinematografica del 1995, appunto, della stessa pièce. Fu uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. Lo spettacolo era un dipinto della scuola italiana di quei tempi e insieme un esempio quasi profetico del cammino che stava intraprendendo il sistema scolastico.

“Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia carriera”, dice Silvio Orlando. “Quello fu un evento straordinario, entusiasmante, con una forte presa sul pubblico. A vent’anni di distanza è davvero interessante fare un bilancio sulla scuola e vedere cos’è successo poi.”

Il testo ci porta all’ultimo giorno di scuola in un liceo della periferia romana. Gli insegnanti devono fare gli scrutini, decidere chi bocciare e chi premiare. La scuola ci si presenta come una sorta di microcosmo in cui la realtà riesce a filtrare solo indirettamente e sporadicamente. Tutto si svolge tra queste mura: le speranze e le amicizie dei ragazzi, le ambizioni, gli scontri generazionali, gli amori, le situazioni paradossali. Gli scrutini non sanciscono solo i risultati dell’andamento scolastico degli studenti. Gli scrutini dicono molto di più: indicano chi ce la fa e chi torna indietro, chi ha ragione e chi sbaglia; e, fra gli stessi docenti, chi è quello amato e chi quello odiato, chi quello più capace, chi possiede la stoffa del leader e chi non se lo fila neanche un ragazzino di tredici anni. Spietato ed ironico, il testo ci fa incontrare studenti non propriamente diligenti, ma anche insegnanti che tutto sono tranne che irreprensibili, sia professionalmente che nella loro vita personale.

Informazioni

Teatro Goldoni – Bagnacavallo
Tel. 0545 64330 – teatrogoldoni@accademiaperduta.it

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Silvio Orlando e Marina Massironi in La scuola

regia di Daniele Luchetti. Al Teatro Ambra Jovinelli di Roma

Il film La scuola (del 1995, regia di Daniele Luchetti) terminava con un surreale piano sequenza in soggettiva dell’alunno Cardini. Il problematico ragazzo, assente per tutta la pellicola eppure sempre al centro dei racconti e dei discorsi dei professori, maldestramente planava tra i corridoi dell’edificio facendo quello che meglio sapeva fare: la mosca. Silvio Orlando, il professor Vivaldi, durante la gita scolastica candidamente e poeticamente affermava «i ragazzi sono capaci di fare cose incredibili».

Nella mania di quel ragazzo di imitare la mosca vi era tutto un mondo fragile con il quale i professori dovevano accettare di scontrarsi. Il film di Lucchetti si posizionava così all’interno di un dibattito decisivo per la scuola italiana diventando un cult anche grazie all’interpretazione di Silvio Orlando e Anna Galiena. Pochi sanno però che le vicende di quegli insegnanti nascevano dal successo teatrale Sottobanco, spettacolo del 1992  che a sua volta portava in scena personaggi e storie nati dalla penna di Domenico Starnone.

Vent’anni dopo Orlando ha voluto riprendere quell’esperienza teatrale e portarla in scena con la regia dello stesso Lucchetti e un cast che non sbaglia un tempo comico. Sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli è pura commedia; le tinte fosche e dolorose che in alcuni momenti animavano il film lasciano il campo a una leggerezza che però non nasconde la centralità dei temi in discussione. Orlando, qui il prof. Cozzolino, è circondato da colleghi invidiosi, furbi, incapaci di porsi in ascolto degli adolescenti coi quali hanno a che fare. C’è l’ingegnere odioso (Antonio Petrocelli) però amato dal preside, doppio lavoro e flirt facile nei confronti di colleghe e alunne; l’insegnante di religione (Vittorio Ciorcalo) il cui cattivo odore non nasconde una morale tutt’altro che evangelica; il professore di francese (interpretato da un agguerrito e instancabile Roberto Nobile) ossessionato dal desiderio di vedere i propri alunni zappare la terra al motto di “la cultura e lo studio non sono per tutti”, che arriva sfinito e devastato pregando i  colleghi: “almeno uno fatemelo bocciare”; o ancora la professoressa di Storia dell’Arte (Maria Laura Rondanini) anch’essa innamorata più del proprio ego che del futuro dei ragazzi. Unica figura vicina  a quella di  Cozzolino  è l’insegnante di ragioneria interpretata da Marina Massironi, personalità nevrotica ma altruista e appassionata del proprio lavoro. A dirigere il circo un ottimo Roberto Citran nel ruolo del preside ignorante.

Lo spettacolo, forte di una linearità drammaturgica e cronologica unitarie (non ci sono cambi di scena o salti temporali) è la fotografia nitida di una resa dei conti: si scontrano non solo due modi di intendere l’istruzione, ma anche due mondi etici e politici differenti, la palestra è il campo di battaglia della scuola. Ma il sistema scolastico fa acqua da ogni parte (non solo metaforicamente) e, a sentirlo oggi questo testo, si capisce anche che su temi quali l’edilizia scolastica o la centralità del ruolo degli insegnanti, il nostro paese è rimasto proprio agli anni ’90. Nonostante siano argomenti che passano di bocca in bocca a ogni nuovo governo, come un suono di sottofondo che ha più o meno lo stesso rumore di quel sibilo intonato da Cardini mentre levitava fino al soffitto.

Andrea Pocosgnich
Twitter @andreapox

in scena fino al 13 aprile 2014
Teatro Ambra Jovinelli [cartellone 2013/2014]

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La Scuola

“Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia vita – racconta all’ANSA Silvio Orlando, dal Teatro Sociale di Stradella dove si trova per una prova generale – perché fu un evento straordinario, entusiasmante e con una forte presa sul pubblico. A vent’anni di distanza è interessante fare un bilancio sulla scuola e vedere cos’è successo poi”. L’anno che ha visto per la prima volta sul palcoscenico lo spettacolo, diretto da Daniele Lucchetti, era il 1992 e solo tre anni dopo, considerato il successo di critica e pubblico oltre che il soggetto innovativo, la stessa storia veniva ripresa dal cinema con la pellicola omonima del nuovo spettacolo di Orlando e compagnia, seguito poi anche da diverse produzioni televisive tutte dedicate al mondo della scuola e che in qualche modo facevano seguito ad un vero e proprio filone tematico aperto, cosa più unica che rara, dal teatro preso ad esempio dagli altri settori dello spettacolo. “E’ stato uno dei pochi casi in cui un sano meccanismo ha voluto che il teatro fornisse argomenti alla tv e cinema – dice a proposito l’attore – e credo che il teatro possa assolvere a questa funzione di grande palestra e di fabbrica di idee. E’ stato un esempio poco seguito perché questi mondi sono di solito volutamente separati e impenetrabili tra loro, il che penso sia una follia”. Della scuola, lo spettacolo che dal 3 al 13 aprile sarà in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, racconta di un gruppo di insegnanti alle prese con gli scrutini di fine anno, tra modi differenti di concepire il mestiere di professori. “Più che della situazione scolastica in quanto struttura e finanziamenti – racconta Orlando – parliamo di istruzione e di come il modo di insegnare è cambiato negli anni. Raccontiamo due modi diversi di interpretare il ruolo educativo nella scuola, uno più democratico e vicino agli studenti e l’altro più reazionario che vorrebbe un scuola più elitaria”. Forte, come da buona tradizione delle produzioni legate al nome di Silvio Orlando, che di questo spettacolo si è occupato anche della produzione con la società fondata assieme alla moglie, è anche la componente comica che, visto il cast, non poteva non esserci. ”Speriamo di comunicare le nostre intenzioni con un sorriso – racconta sempre Orlando – perché mai come con questo spettacolo ho condiviso tanto con il pubblico. Vorremmo anche trasmettere qualche piccolo dubbio e qualche inquietudine qui e la”.

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