Il paradosso dell’uomo libero.

Posted on febbraio 25, 2014

Il paradosso dell’uomo libero.

La recensione di Luigi Orfeo

La trama è molto semplice, quasi un pretesto, ma non ve la racconterò per non togliervi tutto il gusto che questo gioiellino di spettacolo possiede. Il nipote di Rameau credo sia la risposta più efficace alle domande che in questo momento storico e culturale affliggono la lingua teatrale: è possibile trattare ancora dell’umano pensiero a teatro? E in che modo? Come fare a trovare il punto di equilibrio tra leggerezza e profondità? Tra intrattenimento e sermone?

Silvio Orlando con questo spettacolo ci riesce, servendosi di un testo tutt’altro che immediato, reso più equilibrato e drammaturgicamente più efficace dall’adattamento eseguito dallo stesso Orlando con Edoardo Erba, forse la migliore penna teatrale vivente in Italia. La tensone filosofica vede contrapporsi un avventore di un caffè e il nipote di Rameau. Non due uomini, ma due archetipi che confrontano i loro modi di vivere opposti seppur uniti dalla finalità delle loro azioni: vivere una vita felice. Nelle maglie di questi discorsi ci finisce di tutto: etica ed estetica, la politica, la vanità, il denaro, il potere, l’amore, la fame e l’invidia. Durissima prova allora rimanere svegli sulle poltrone al tepore della platea? Affatto! Perchè non è mai moralistico, autoreferenziale e anacronisctico. È continua metafora più che mai attuale, è satira, confronto, scontro, duello e corteggiamento. Non ci sono espedienti per reggere tutto questo: Giancarlo Basili crea una scenografia semplice e ben fatta, utile ed efficace, la musica suonata dal vivo da Simone Gullì, in poche parole non si usano trucchetti ma artigianato teatrale. Tutto si regge sulla bravura degli interpreti, sulla potenza dell’evocazione e su Silvio Orlando, eccezionale. Velocità di pensiero, freschezza, potenza, generosità, equilibrio e ironia. Tratta questo personaggio come un giocoliere tratta le sue clave. Eccoci di fronte ad una scelta coraggiosa, quindi: chapeau. In piena crisi economica, culturale e politica c’è chi sceglie di arrovellarsi attorno alla natura dell’uomo, portando in scena una nuova agorà dove si confrontano e scontrano pensieri, società e futuri contrapposti. Tutto questo con il dono magico della leggerezza. Come direbbe Eduardo De Filippo: “Si ride, ma di un riso verde.”