La mimica di Silvio Orlando ne “Il Nipote di Rameau” incanta il Donizetti

Posted on febbraio 25, 2014

La mimica di Silvio Orlando ne “Il Nipote di Rameau” incanta il Donizetti

BERGAMONEWS – QUOTIDIANO ON LINE

Silvio Orlando e la Cardellino Srl portano in scena al Donizetti “Il Nipote di Rameau”, commedia settecentesca di Denis Diderot: il nostro Pap plaude alla mimica e alla recitazione dell’attore napoletano che meriterebbe un Donizetti più pieno di quanto fosse all’esordio.

Denis Diderot è stato un filosofo del settecento, uno dei cervelli che ha fondato l’illuminismo europeo, eppure sentì l’esigenza di intingere la penna nel calamaio per scrivere “Le Neveu de Rameau” per analizzare la società contemporanea, quasi come se avesse voluto dare un avviso al mondo sul degrado corrente e sul sistema morale sempre più in declino.

Scrive e si trasporta in scena un dialogo con tale Rameau, nipote di un famoso musicista, anch’egli musico da strapazzo senza talento, avvezzo al nullafare e alla birra sempre pagata dagli altri, alla frequentazione dei bordelli e all’analisi disincantata del mondo. Il tutto avviene in un’osteria dove faccenda una cameriera e suona, anche troppo, un clavicembalo.

Diderot porta in scena uno specchio di se stesso al contrario, come se avesse voluto creare un personaggio in grado di smontare lo status quo della sua immagine, del suo rigore e della sua logica.

Il racconto spesso si interrompe attraverso un’efficace gioco di luci isolando il Diderot narratore che cerca di rintuzzare lo straripante Rameau e riportare in equilibrio, senza riuscirci, la bilancia della pensiero. Il filosofo si propone come estimatore della sua verità che è quella dei benpensanti dell’epoca, mentre il suo interlocutore si dedica molto semplicemente a deriderla, mostrando quale sia la sua condizione di mediocrità e di bugiardo cronico, analisi lucida che coinvolge la società e oppone una visione intellettuale intrisa di ideali all’altra più concreta, realista, simpaticamente crudele.

Si perché Rameau non è una figura positiva anche se la dialettica così precisa e ironicamente spiazzante lo fa credere al punto che la figura filosofica si disperde in scena e l’anima del pensiero illuminista sembra impossessarsi dell’alticcio musicista mancato. Quest’ultimo descrive come passa le giornate prendendo in giro il prossimo portando ad esempio un’esilarante lezione di clavicembalo dove Orlando dà il meglio di sè nella mimica e nella recitazione.

In sostanza Rameau invita il filosofo a rivedere la sua scelta impostata sull’ideale per calarsi nel reale. Meglio adattarsi al balletto della vita fatta di adulatori e di pose che sognare mondi ipotetici irrealizzabili. Imparare l’arte dell’arrangiarsi da piccoli è la salvezza per diventare grandi.

Bellissimo testo del settecento e bell’impresa di Silvio Orlando che è mattatore nell’adattamento e nella recitazione. Semplicemente perfetto perché non esagerato nello strizzare l’occhio alla comparazione con la nostra storia che è così evidente da sembrare incredibile la distanza nel tempo. L’attore napoletano ha gli occhi che parlano e vanno oltre il testo nell’indicarci il suo personale godimento nel recitare questa commedia intrisa di significati. Semplici e coerenti le scene e i costumi per un titolo che vale la pena di riempire il Donizetti più di quanto lo fosse all’esordio. Applausi convinti e meritati per i tre attori che resteranno a Bergamo fino a domenica.

Mercoledì, 13 Febbraio, 2013

Autore: Pap