Produzioni

Lacci”

«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie».

Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza piú che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è piú radicale dell’abbandono, ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.

«Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci nascondiamo».

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di Domenico Starnone

tratto da LACCI  romanzo di Domenico Starnone  edito da  Einaudi

Con in ordine alfabetico

Roberto Nobile

Sergio Romano

Maria Laura Rondanini

Vanessa Scalera

e con

Giacomo de Cataldo

Regia Armando Pugliese

Scene Roberto Crea  Costumi Silvia Polidori

Musiche di Stefano Mainetti  Luci  Gaetano La Mela

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LA SCUOLA

Siamo in tempo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti. Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna.

Dal confronto tra speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso. Il dialogo brillante e le situazioni paradossali lo rendono uno spettacolo irresistibilmente comico.

LA SCUOLA

con

SILVIO ORLANDO

regia

DANIELE LUCHETTI

 
 
VITTORIA BELVEDERE
ROBERTO CITRAN
ROBERTO NOBILE
ANTONIO PETROCELLI
VITTORIO CIORCALO
 MARIA LAURA RONDANINI

di

 

DOMENICO STARNONE

 

scene

GIANCARLO BASILI

 

disegnatore luci

PASQUALE MARI

 

costumi

MARIA RITA BARBERA

 

 

IL NIPOTE DI RAMEAU

Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del settecento è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi.

Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.

Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.

Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell’affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.

Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.

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IL NIPOTE DI RAMEAU

tratto da un trattato filosofico di Denis Diderot

con

SILVIO ORLANDO

regia

SILVIO ORLANDO

AMERIGO FONTANI

MARIA LAURA RONDANINI

traduzione e adattamento

EDOARDO ERBA e SILVIO ORLANDO

clavicembalista

LUCA TESTA

scene

GIANCARLO BASILI

costumi

GIOVANNA BUZZI