Produzioni

Autobiografia erotica

di Domenico Starnone

CON in o.a.

Pier Giorgio Bellocchio

Vanessa Scalera

Regia Andrea De Rosa

Aristide e Mariella, entrambi napoletani d’origine, si incontrano in un appartamento di Roma. Lei lo ha convocato per email, gli ha ricordato chi è. E’ la ragazza con cui venti anni prima lui ha avuto, a Ferrara, un incontro durato poche ore e terminato in un furtivo, frettoloso rapporto sessuale. Aristide ha quasi dimenticato quell’incontro, gli è tornato alla memoria grazie alla mail di Mariella. Che ha una sua particolarità: è scritta ricorrendo a un linguaggio decisamente osceno. E osceno è il linguaggio che lei gli impone quando ora gli chiede di scavare in quelle poche ore e ricostruirle minutamente. Cosa è accaduto in quelle ore? La realizzazione di un puro, irresponsabile desiderio sessuale? Se è così – dice Mariella – perché parlarne con il linguaggio dolce dell’amore? Meglio l’oscenità. Comincia così un gioco di scavo in quelle poche ore che mette a confronto ora con allegria ora con crudeltà due esperienze sessuali del tutto diverse, dall’adolescenza alla maturità, alla ricerca di un punto di incontro. La casa intanto, che dovrebbe essere vuota, si rivela abitata da una terza persona, un’amica di Mariella. E’ in un’altra stanza, ammalata, ha la febbre alta, si manifesta solo con suoni inarticolati: un russare, un soffiarsi il naso, un tossire, qualche richiamo lamentoso. Ma i segnali della sua presenza peseranno sempre di più nel gioco tra Mariella e Aristide, e attribuiranno significati più complessi, più sofferti, alla loro divertita autobiografia erotica.

Lacci”

«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie».

Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza piú che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è piú radicale dell’abbandono, ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.

«Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci nascondiamo».

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di Domenico Starnone

tratto da LACCI  romanzo di Domenico Starnone  edito da  Einaudi

Con in ordine alfabetico

Roberto Nobile

Sergio Romano

Maria Laura Rondanini

Vanessa Scalera

e con

Giacomo de Cataldo

Regia Armando Pugliese

Scene Roberto Crea  Costumi Silvia Polidori

Musiche di Stefano Mainetti  Luci  Gaetano La Mela

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LA SCUOLA

Siamo in tempo di scrutini in IV D. Un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti. Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna.

Dal confronto tra speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso. Il dialogo brillante e le situazioni paradossali lo rendono uno spettacolo irresistibilmente comico.

LA SCUOLA

con

SILVIO ORLANDO

regia

DANIELE LUCHETTI

 
 
VITTORIA BELVEDERE
ROBERTO CITRAN
ROBERTO NOBILE
ANTONIO PETROCELLI
VITTORIO CIORCALO
 MARIA LAURA RONDANINI

di

 

DOMENICO STARNONE

 

scene

GIANCARLO BASILI

 

disegnatore luci

PASQUALE MARI

 

costumi

MARIA RITA BARBERA

 

 

IL NIPOTE DI RAMEAU

Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del settecento è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi.

Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.

Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.

Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell’affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.

Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.

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IL NIPOTE DI RAMEAU

tratto da un trattato filosofico di Denis Diderot

con

SILVIO ORLANDO

regia

SILVIO ORLANDO

AMERIGO FONTANI

MARIA LAURA RONDANINI

traduzione e adattamento

EDOARDO ERBA e SILVIO ORLANDO

clavicembalista

LUCA TESTA

scene

GIANCARLO BASILI

costumi

GIOVANNA BUZZI